Fatti di San Girolamo


S. Girolamo (ca. 345-420) era un biblista paleocristiano. La Bibbia ufficiale latina della Chiesa Cattolica Romana, la Vulgata, è in gran parte il prodotto delle sue fatiche di traduzione e revisione.

Nato in un territorio ora nel nord-ovest della Jugoslavia, Girolamo ha studiato retorica da giovane a Roma in preparazione alla carriera di avvocato, che non ha perseguito. I vent’anni, a partire dai primi vent’anni, sono stati un periodo di viaggi e di insediamenti temporanei. Dopo un viaggio nella città tedesca di Treviri, si fermò per un periodo ad Aquileia, in Italia, e lì divenne membro della cerchia di giovani intellettuali cristiani che condividevano un impegno comune nella vita ascetica. Aveva già formato i suoi due interessi più profondi: gli studi scritturali e la ricerca dell’ascetismo cristiano. In Siria da circa 374 anni, per 4 o 5 anni ha vissuto come recluso nel deserto, iniziando da lì lo studio dell’ebraico. Trovando quella vita non del tutto compatibile, nel 379 si recò a Costantinopoli, dove fu allievo di Gregorio di Nazianzo; e lì intraprese anche la traduzione dal greco in latino delle omelie di Origene, eminente biblista molto ammirato da Girolamo.

Per 3 anni dal 382 Girolamo è stato a Roma, come segretario di Papa Damaso. Su suggerimento del Papa, intraprese una revisione completa dei Vangeli latini del Nuovo Testamento, il cui scopo era quello di sostituire le versioni più antiche, diverse e imprecise con una versione uniforme basata sui migliori manoscritti greci disponibili. A Roma, inoltre, coglieva ogni occasione per elogiare la vita della rinuncia ascetica, in particolare tra le signore ricche e aristocratiche, tra le quali aveva un notevole seguito. La morte di Damaso nel 384 portò alla partenza di Girolamo da Roma e, in compagnia di un gruppo di appassionati asceti, si recò in pellegrinaggio nei centri monastici della Palestina e dell’Egitto.

Dal 386 alla fine della sua vita, Girolamo si stabilì a Betlemme. Lì presiedeva un monastero, dotato della ricca Paula, che a sua volta presiedeva nelle vicinanze una fondazione gemella per le donne. Il risultato più significativo di Girolamo nei suoi 34 anni a Betlemme è stata la traduzione dell’Antico Testamento dall’originale ebraico al latino. Fu un atto di coraggio scientifico, che suscitò nella sua vita le critiche di molti (tra cui Agostino) che si sposarono con l’Antico Testamento tradizionale greco come base per le traduzioni in latino. Di molto meno credito a Girolamo in questi anni è stato il suo ruolo in una serie di polemiche al vetriolo; nella più sfortunata di queste si è allineato a

nemici implacabili di quel maestro, allora morto da un secolo e mezzo, dal quale Gerolamo aveva imparato tanto—Origene.

Ulteriori letture su San Girolamo

Una varietà di opinioni su Girolamo si trova in F. X. Murphy, ed., Un monumento a San Girolamo (1952), un simposio di saggi di alcuni studiosi su vari aspetti della vita e del significato di Girolamo. David S. Wiesen, San Girolamo come satirico: A Study in Christian Latin Thought and Letters (1949), tratta gli scritti di Girolamo. Vedi anche Jean Steinmann, San Girolamo e i suoi tempi (1959).

Altre fonti biografiche

Kelly, J. N. D. (John Norman Davidson), Jerome: la sua vita, i suoi scritti e le sue controversie, New York: Harper & Row, 1975.

Warmington, William, Una difesa moderata del giuramento di fedeltà, 1612, Ilkley etc.: Scolar Press, 1975.


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