Fatti di Samuel Clarke


Il teologo e filosofo morale inglese Samuel Clarke (1675-1729) fu a suo tempo il principale esponente dell’etica razionalista e un difensore di spicco della fisica newtoniana.

Samuel Clarke è nato l’11 ottobre 1675 a Norwich, dove suo padre era assessore e un tempo rappresentante in Parlamento. Entrò all’Università di Cambridge a 16 anni. Lì scoprì la Principia mathematica di Sir Isaac Newton e decise di far avanzare le teorie di Newton contro quelle di René Descartes, allora dominanti. La sua traduzione del popolare libro di testo di fisica di Jacques Rohault, con note e commenti che riflettevano le idee di Newton, è stata utilizzata a Cambridge per diversi decenni.

La carriera ecclesiastica di Clarke è iniziata come vicario del vescovo di Norwich. Nel 1704 e nel 1705 tenne le Conferenze di Boyle; queste furono pubblicate come Dimostrazione dell’Essere e degli Attributi di Dio (1705-1706) e La Verità e la Certezza della Religione Naturale e Rivelata (1705). Sono i suoi principali contributi alla filosofia e alla teologia, insieme al Discorso sull’obbligo immutabile della religione naturale (1708). Si trasferì a Londra nel 1706 come rettore della chiesa di St. Benet e in seguito servì come cappellano a corte. Nel 1709 divenne rettore di St. James, Westminster, e ricoprì questa carica, nonostante le accuse di eresia provocate dalla sua Dottrina della Trinità (1712), fino alla sua morte.

Clarke divenne amico di Newton a Londra, e la sua traduzione in latino dell’opera di Newton Opticks, molto apprezzata dall’autore, fu pubblicata nel 1706. Più tardi gli fu chiesto dalla principessa del Galles di difendere Newton dal filosofo tedesco Gottfried Wilhelm von Leibniz. Nella controversia con Leibniz, Clarke sostenne la teoria di Newton dello spazio e del tempo assoluto. Il carteggio Clarke-Leibniz, condotto nel 1715-1716, apparve in stampa nel 1717. Clarke scrisse anche numerosi trattati di teologia, filosofia e matematica; un’edizione dei Commentari di Cesare; e una traduzione dei primi 12 libri dell’Iliade. Morì il 17 maggio 1729.

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Clarke è noto soprattutto per la sua teoria etica, che mette a confronto verità morali e matematiche. Giusto e sbagliato sono noti in modo evidente, come gli assiomi della matematica, e

dipendono “dalle necessarie relazioni eterne ed eterne che le diverse cose si portano l’un l’altra”. Esse esprimono “l’idoneità o l’idoneità di certe circostanze a certe persone e l’inadeguatezza di altre”. Egli si opponeva anche al materialismo e all’ateismo e al libero arbitrio e all’immortalità e alla spiritualità dell’anima.

Ulteriori letture su Samuel Clarke

L’opera di Samuel Clarke (4 vol., 1738-1742) è stata curata, con una prefazione biografica, da Benjamin Hoadly, vescovo di Salisbury. Un’edizione moderna della corrispondenza Leibniz-Clarke è stata preparata da H. G. Alexander, La corrispondenza Leibniz-Clark, insieme a Estratti dal Principio di Newton e da Opticks (1956). William Whiston, Memoirs of the Life of Dr. S. Clarke (3d ed. 1748), include “Elogium” di A. A. Sykes e “Memoirs of the Life and Sentiments of Dr. Clarke” di Thomas Emlyn. Per la teoria etica di Clarke si veda James Edward LeRossignol, Filosofia etica di Samuel Clarke (1892). Gli studi di background che parlano di Clarke includono W. R. Sorley, A History of English Philosophy (1920); Gerald R. Cragg, Reason and Authority in the Eighteenth Century (1964); e Charles Vereker, Eighteenth-Century Optimism (1967).

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Altre fonti biografiche

Ferguson, James P., Dr. Samuel Clarke: un eretico del XVIII secolo, Kineton: Roundwood Press, 1976.


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